Rai Movie

  • Everest_artAppuntamento domani alle 12.30 con le conferenze stampa di apertura della  72a edizione della Mostra del cinema di Venezia e dei due film che apriranno le proiezioni: Un Monstruo de Mil Cabezas, che inaugura la sezione Orizzonti e il film di Baltasar Kormákur, Everest, fuori concorso.

     

    Siete tutti invitati a seguirci su www.raimovievenezia.rai.it a partire dalle 12.30 per le conferenze stampa e dalle 18.30 sul Red Carpet del palazzo del cinema insieme a Livio Beshir che introduce gli ospiti della cerimonia d’apertura, affidata quest’anno a Elisa Sednaoui.

     

    Programma delle conferenze stampa – 2 settembre

     

    Ore 12.30: Conferenza stampa d’apertura della 72. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e presentazione delle giurie “Venezia 72”, “Orizzonti”, “Opera prima – Luigi De Laurentiis” e Venezia classici

    Saranno presenti:

    Paolo Baratta, Alberto Barbera, le GIURIE:
    Venezia 72” (Alfonso Cuarón – Presidente, Elisabeth Banks, Emmanuel Carrère, Nuri Bilge Ceylan, Hou Hsiao-hsien, Diane Kruger, Francesco Munzi, Pawel Pawlikowski, Lynne Ramsay)

    Orizzonti” (Jonathan Demme – Presidente, Anita Caprioli, Fruit Chan, Alix Delaporte, Paz Vega)

    Opera prima – Luigi De Laurentiis” (Saverio Costanzo – Presidente, Charles Burnett, Roger Garcia, Natacha Laurent, Daniela Michel)

    Venezia classici” (Francesco Patierno – Presidente)

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    VKEXXFNETN99949Ore 13.00: Conferenza stampa del film

    UN MONSTRUO DE MIL CABEZAS (Orizzonti)

    Saranno presenti:

    Rodrigo Plá (regista, produttore), Laura Santullo (autrice del romanzo, sceneggiatrice), Jana Raluy (attrice), Odei Zabaleta (direttore della fotografia), Sandino Saravia Vinay (produttore)

    Moderatore: Alessandra De Luca

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    Ore 13.30: Conferenza stampa del film

    EVEREST (Fuori Concorso)

    Saranno presenti:

    Baltasar Kormákur (regista), Jake Gyllenhaal (attore), Josh Brolin (attore), Jason Clarke (attore), John Hawkes (attore), Emily Watson (attrice), Tim Bevan (produttore), Nicky Kentish-Barnes (produttore)

    Moderatore: Giulia D’Agnolo Vallan

  • manifesto-mostra-veneziaAnche quest’anno Rai Movie è media partner della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e offre ai suoi telespettatori la possibilità di assistere ai maggiori eventi della kermesse in streaming live e on demand sul sito www.raimovievenezia.rai.it.

     
    Come chi ci segue ormai già sa, dal 2 al 12 settembre seguiremo in streaming live le conferenze stampa giornaliere e i Red Carpet principali condotti da Livio Beshir. Le interviste esclusive ad attori, registi e produttori, invece, saranno disponibili on demand giorno per giorno. Nel sito troverete anche, oltre agli appuntamenti quotidiani, news, photo gallery e ‘recensioni lampo’ dei film in concorso.

     
    Il primo appuntamento è con la cerimonia d’apertura in streaming live, mercoledì 2 settembre alle ore 18.30 circa sul Red Carpet del palazzo del cinema. La cerimonia di premiazione, il 12 settembre sempre intorno alle 18.30, sarà sempre disponibile in streaming live ma anche in diretta televisiva su Rai Movie. Sempre in televisione, ogni giorno a partire dal 3 settembre e fino a venerdì 11 settembre, vi raccontiamo la Mostra con la striscia quotidiana Venezia Daily, in onda dopo il film di prima serata.

     

     

    Sempre online su Facebook e Twitter, seguiremo e commenteremo con voi gli eventi in diretta, seguiteci e ritwittate con l’hashtag #Venezia72.

     

     

    Gli appuntamenti con la 72a Mostra del Cinema di Venezia:


    Cerimonia di apertura – 2 settembre ore 18.30 – in diretta streaming dal Red Carpet e dal palazzo del cinema – su www.raimovievenezia.rai.it  

     

    Venezia Daily – dal 3 settembre dopo il film di prima serata – su Rai Movie fino a venerdì 11 settembre

     

    Conferenze stampa – dal 2 settembre ogni mattina dalle 10.00/10.30 – in diretta streaming su www.raimovievenezia.rai.it

     

    Tv Call – le interviste in esclusiva ai protagonisti della Mostra – ogni giorno on demand su www.raimovievenezia.rai.it

     

    Red Carpet – dal 2 settembre ogni giorno dalle 15.00 alle 00.00 – in diretta streaming su www.raimovievenezia.rai.it

     

    Cerimonia di premiazione – il 12 settembre alle 19.00 in diretta Tv su Rai Movie o dalle 18.30 in diretta streaming su www.raimovievenezia.rai.it

     

     

  • To-the-Wonder_300x225Durante la Mostra del Cinema di Venezia, come ogni anno, il palinsesto di Rai Movie  è dedicato alla manifestazione lagunare con una articolata selezione di film che proprio al Lido sono stati presentati al pubblico per la prima volta, arricchita da omaggi ai giurati e ai registi della 72° edizione.

     

    La rassegna include ben tre Leoni d’Oro consecutivi: Lussuria, seduzione e tradimento di Ang Lee (vincitore nel 2007), The Wrestler di Darren Aronofsky (2008) e Lebanon di Samuel Maoz (2009), in onda rispettivamente il 2, 3 e 4 settembre.

     

    Presentato alla Mostra nel 2012, To the Wonder di Terence Malick viene proposto in prima TV assoluta nel prime time di domenica 6 settembre.

     

    IpugnintascaIn occasione della partecipazione in concorso di Sangue del mio sangue di Marco Bellocchio, il prime time di lunedì 7 settembre è dedicato all’edizione restaurata de I pugni in tasca, a un mese dalla trionfale proiezione di Locarno e a 50 anni dall’uscita, seguirà una clip inedita del nuovo film del regista.

     

    Un omaggio importante è riservato anche al recentemente scomparso Claudio Caligari: l’8 settembre, all’indomani della presentazione alla Mostra del suo canto del cigno, Non essere cattivo, Rai Movie ripropone L’odore della notte, anch’esso interpretato da Valerio Mastandrea, e l’ormai da tempo introvabile Amore tossico – quest’ultimo proposto anche con l’opzione “doppio audio”, che consente di seguire il film ascoltando l’audio commentary del regista.

     

    Nel palinsesto dei giorni della Mostra trovano spazio anche omaggi a membri illustri delle Giurie di quest’anno: di Saverio Costanzo, presidente della Giuria per il Premio Venezia Opera Prima, Rai Movie trasmette il film d’esordio, Private. A Jonathan Demme, presidente della Giuria di Orizzonti, si tributa una doppietta prime time/seconda serata con la commedia Una vedova allegra ma non troppo e il thriller Il silenzio degli innocenti, mentre L’avversario di Nicole Garcia è tratto dall’omonimo romanzo di Emmanuel Carrére, nella Giuria destinata ad attribuire il Leone D’Oro 2015.

     

     

    I film previsti nella rassegna veneziana:

     

    2 settembre

    ore 23.50 – Lussuria, seduzione e tradimento (Ang Lee, Leone d’oro 2007)

    3 settembre

    ore 23.20 – The Wrestler (Darren Aronofsky, Leone d’oro 2008)

    4 settembre

    ore 23.30 – Quando la notte (Cristina Comencini, concorso Venezia 2011)

    ore 01.30  Lebanon (Samuel Maoz , Leone d’oro 2009)

    5 settembre

    ore 23.25 – Bellas mariposas (Salvatore Mereu, Venezia Orizzonti 2013)

    6 settembre

    ore 21.15 – To the Wonder (Terence Malick, concorso Venezia 2012 – PRIMA TV)

    7 settembre

    ore 21.15 I pugni in tasca (Marco Bellocchio, Venezia 1965 – copia restaurata

    ore 23.00 – Sangue del mio sangue – clip inedita (Marco Bellocchio 2015)

    ore 01.25 Private (Saverio Costanzo, giuria opera prima)

    8 settembre

    ore 23.25 – L’odore della notte (omaggio a Claudio Caligari)

    ore 01.15 Amore tossico (omaggio a Claudio Caligari)

    9 settembre

    ore 21.15 – Una vedova allegra ma non troppo (omaggio a Jonathan Demme, giuria Orizzonti)

    ore 23.20 – Il silenzio degli innocenti (omaggio a Jonathan Demme, giuria Orizzonti)

    10 settembre

    ore 21.15 – Joe (David Gordon Green, Venezia 2013)

    ore 23.40 – L’avversario (omaggio a Emmanuel Carrére, giuria Leone d’Oro)

    11 settembre

    ore 23.15I baci mai dati (Roberta Torre, Venezia 2010)

  • Mario Soldati regista

    Mario Soldati dietro la macchina da presa

    Dopo la rassegna dedicata ad Alberto Lattuada, Rai Movie prosegue sulla linea della riscoperta estiva di classici dimenticati del cinema italiano con un significativo omaggio a Mario Soldati, un altro regista di cui oggi si parla poco, soprattutto se si pensa alla copiosità della sua produzione. Ma è vero che di questo parziale oblio lo stesso Soldati è stato in qualche modo corresponsabile, ritirandosi relativamente presto dalla regia cinematografica per privilegiare la propria attività di scrittore affiancandola a quella di autore (e conduttore) televisivo.

     

    Nella presentazione dell’omaggio in due notti che a Soldati, a ridosso della scomparsa, dedicò Fuori Orario, Enrico Ghezzi ne raccontava il cinema sottolineando come fosse frutto di un curioso equilibrio fra cura e distacco, fra eleganza e noncuranza. Un cinema quasi per caso: capace di essere dovunque, di essere a casa in tutti i generi, dal noir al dramma in costume al melodramma al filone picaresco

    Mario Soldati, ritratto

    Ritratto

    all’avventuroso al comico, c’è davvero tutto nel cinema di Soldati. Mai con un’intensità assoluta (…) come se ci fosse una sorta di pudore/incapacità di marcare con uno stile. E forse non è per caso che una parte così importante della sua produzione cinematografica sia costituita da adattamenti letterari: perché il Soldati regista si dissimula volentieri dietro agli autori al cui servizio mette la sua regia, come se il rispetto del romanzo originario diventasse la maschera dietro a cui l’autore cinematografico si sente libero di esprimersi senza compromettersi mantenendo sempre (e torniamo a usare le parole di Ghezzi) il disincanto dello scrittore, dell’autore, del letterato, dell’uomo di cultura, di chi non vuole bere e non vuole farsi bere dal cinema. Perché il cinema, per alcuni intellettuali di quella generazione, era ancora una sorta di arte minore da nobilitare, quando possibile, attingendo alla letteratura e cercando di reinventarne la complessità linguistica con una cura dell’impianto visivo che porta dritti al formalismo senza tuttavia abbandonare la vocazione popolare del mezzo – seguendo modelli stranieri che a partire dal 1938 cominciavano a rarefarsi a causa dei provvedimenti monopolistici progressivamente introdotti dal regime fascista.

     

    Questa è la vitaI titoli della rassegna attraversano la carriera cinematografica di Soldati proponendo ben tredici lungometraggi, più un film a episodi di ispirazione pirandelliana (Questa è la vita, del 1954, di cui Soldati diresse un solo segmento – Il ventaglino – scrivendone la sceneggiatura in collaborazione con lo scrittore Giorgio Bassani) e, in chiusura, alcuni titoli firmati solo come sceneggiatore o autore del soggetto.

     

    Al cinema, Soldati arriva quasi per caso. Al suo ritorno da un viaggio negli Stati Uniti, dove ha sperato di affermarsi nell’ambiente universitario, viene invitato dall’amico di famiglia Stefano Pittaluga, responsabile della Cines, a lavorare sul set di un film da lui prodotto, la commedia Figaro e la sua gran giornata (1931) di Mario Camerini, che ricorda così un momento della lavorazione: C’era un pezzo bellissimo, all’inizio della sinfonia di Rossini. Il giorno prima arrivò Mario Soldati dall’America e mi fu affidato come ciacchista. Gli insegnai come si faceva ma siccome Soldati è un tipo estroverso, saltellante, stava sempre in mezzo. Stavamo in un piccolo teatro e Soldati, fatto il ciak, invece di andare dietro al palcoscenico si era appoggiato al muro del teatro, sotto i palchi, e guardava in macchina. Avevo quindi un pezzo, che mi dispiace tanto di aver perso, perché altro che Ridolini e Charlot! Si vedeva la faccia di questo (…) che cercava di sfondare il muro della platea per ficcarsi dentro un palco. Ma sono solo inciampi iniziali: dopo sei o sette giorni stava con me a fare l’aiuto e la collaborazione per la sceneggiatura, perché ho capito chi era e mi è sempre stato di valido aiuto.

     

    Due milioni per un sorrisoNonostante la sua rapida ascesa dalla manovalanza del set alla sceneggiatura, per Soldati il cinema resta un modo per mantenersi mentre persegue la costruzione della sua carriera letteraria. Non mi interessava eccessivamente fare cinema, ricorderà in seguito: ho cominciato a lavorarci perché avevo bisogno di soldi. Il giornalista non lo potevo fare, nè il professore di scuola media, non avendo la tessera del partito. Però è grazie a un produttore romano fascista che avviene il primo avvicinamento alla regia, dapprima in modo quasi virtuale (regie finte, ero scelto per fare la versione italiana di film con doppia nazionalità i quali, per legge, dovevano avere una parte dei collaboratori, attori, tecnici di nazionalità italiana per ottenere il ristorno delle tasse erariali. Ero pagato per non fare niente, o il meno possibile) fino a quando il rifiuto di Camerini non offre l’occasione per un esordio vero e proprio con Dora Nelson (1939), remake di un omonimo film francese di quattro anni precedente. Sarà l’esperienza sui set di Camerini e Blasetti (o la co-regia con Carlo Borghesio di Due milioni per un sorriso) saranno le regie finte, sarà la rete di sicurezza della commedia originaria di Verneuil (o della versione cinematografica del 1935), ma il film non lascia trapelare alcuna esitazione da opera prima e fila via leggero, divertente e perfino elegante sfruttando su più tavoli l’idea del doppio: storia di una sartina che, sosia di una celebre e capricciosa attrice, viene chiamata a sostituirla sul set e finisce per prendere il suo posto anche accanto al marito, Dora Nelson parte con un piano sequenza di tre minuti che fin dall’inizio mette sul tavolo le carte del gioco degli equivoci, per poi sviluppare il tema con una sottotrama in cui un altro attore, prezzolato da un truffatore, si fa passare per un principe in esilio. 

     

    Piccolo mondo antico

    Piccolo mondo antico – poster francese

    La recensione al film che Cesare Zavattini scrive per Tempo mette però subito a fuoco quella che sarà la questione centrale di tutta la carriera cinematografica di Soldati quando, nel lodare la confezione impeccabile, chiosa poi ma non c’è Soldati. Ai fini commerciali non conta, sappiamo bene che a Hollywood si sono confezionati successi meravigliosi a un talento ‘standard’, sappiamo anche le enormi fatiche incontrate nel ginepraio cinematografico da chi vuol fare secondo il suo genio. Ma adesso Mario Soldati ha incontrato il cuore degli industriali e deve ricordarsi che avrà vinto la battaglia quando applaudiremo un suo film come potremmo applaudire un suo racconto. Il cinema italiano ha bisogno di individualità. Ma il destino ha deciso altrimenti e ha fissato a Soldati un appuntamento con Fogazzaro, scrittore che il giovane regista conosceva ma di cui non avevo letto niente (…) perché era uno degli autori preferiti di mia madre: era una donna molto autoritaria e non leggere i suoi libri per me era una forma di ribellione. Quando gli viene proposto di portare sullo schermo Piccolo mondo antico, Soldati tentenna e poi si butta: Comunque mi dovevo decidere: erano le sei e mezzo del pomeriggio quando firmai il contratto; andai a casa e all’alba avevo finito di leggere il libro, felice di aver letto un libro bellissimo. Il film viene finanziato da Roberto Dandi (che impone a Soldati di scritturare Alida Valli, che grazie a questo film si affrancherà all’istante dalle commediole in cui rischiava di restare intrappolata) e da una piccola società milanese di cui fanno parte Carlo Ponti, il fotografo Federico Patellani e Alberto Lattuada, che su questo set farà la sua prima aiutoregia (oltre a collaborare alla sceneggiatura) e che ricorda l’incontro in questi termini: prima di prendermi [Soldati] mi aveva fatto una specie di esame durante un viaggio, tra Milano e Torino. Aveva detto a Ponti: “Io non so chi è questo Lattuada, ma devo andare a Torino a vedere gli stabilimenti della FERT e me lo porto dietro per capire che tipo è. Durante il viaggio toccava dei tasti, qua e là, e io rispondevo a fuochi d’artificio, e alla fine del viaggio mi prese.

     

    Piccolo mondo antico

    Sul set di “Piccolo mondo antico”

    Piccolo mondo antico offre a Soldati il primo, vero, grande successo non solo commerciale ma anche critico: perfino il severo Giuseppe De Santis, che poco tempo dopo avrebbe tanto stigmatizzato il cinema di Lattuada, si sbilancia ad apprezzare l’uso sapiente che il regista vi fa delle ambientazioni reali, mai pittoresche e invece partecipi del dramma (al punto che le scene di interni, girate in teatro di posa, appaiono immediatamente più deboli nonostante le ottime performance di quasi tutto il cast). In questo senso, il film riesce ad anticipare di un anno Ossessione ponendosi come una sorta di presagio letterario del Neorealismo – ruolo, tuttavia, tutt’altro che unanimemente riconosciuto, visto che molta critica successiva sceglierà invece di considerare Piccolo mondo antico un prototipo del vituperato calligrafismo.

     

    Tragica notte

    Tragica notte

    Intanto Soldati non resta con le mani in mano: il successivo Tragica notte (1942) è un libero adattamento cinematografico del romanzo La trappola di Delfino Cinelli (che lamenta vivacemente le libertà che, rispetto al testo originario, si sono presi gli sceneggiatori, scatenando una polemica di un qualche rilievo), una cupa storia di vendetta agreste che contiene alcune scene da antologia e culmina nello scontro finale fra il guardacaccia Carlo Ninchi e il bracconiere Andrea Checchi. Subito dopo, si torna a Fogazzaro con Malombra (1942), cui pure arride un successo commerciale notevole (anche se non comparabile con quello di Piccolo mondo antico) ma che rispetto al precedente offre al regista materiale di gran lunga più suggestivo: raro esempio di romanzo italiano impregnato di umori esoterici e più propenso a flirtare col soprannaturale che a indagare spiegazioni psicanalitiche, Malombra diventerà per Soldati il suo film preferito, quello, per sua stessa ammissione, girato credendo di più nel cinema. La lavorazione costituisce fra l’altro un banco di prova per il talento organizzativo di Dino De Laurentiis. Ricorda Nino Crisman che Dino, dopo dieci giorni, era padrone del set e dopo due settimane inventò il gruppo elettrogeno che ci consentì di girare tutto dal vero in una villa di Como. Insomma, servendosi di un paio di motori di aereo (…) portò corrente sufficiente a illuminare tutti gli interni. Grazie a lui non dovemmo ricostruire nulla in teatro e potemmo avere la meravigliosa prospettiva del lago di Como. E poi ci sapeva fare con tutti. Soldati non riusciva più a tenere a bada Isa Miranda, che era la protagonista del film. Be’, Dino mise sotto anche lei.

     

    MalombraPer Malombra, in verità, Soldati avrebbe voluto avere di nuovo Alida Valli eppure la Marina della Miranda resta un personaggio memorabile che contribuisce non poco alla forza suggestiva del film, divenuto negli anni un’opera di culto ben più duraturo non solo di quelle precedenti ma anche, a dirla tutta, dei non pochi titoli degli anni seguenti. Le ultime fasi della guerra costringono anche la produzione di Soldati a rallentare, con le riprese di Quartieri alti (1945) interrotte nel 1943 e ultimate solo dopo la Liberazione. In ogni caso il successivo Le miserie del signor Travet (1945) è il primo veramente scelto e voluto da me, girato quando Roma era stata liberata ma al nord c’erano ancora i fascisti. La Lux mi chiese di fare un film e io avevo la sceneggiatura già pronta, scritta alcuni anni prima e bocciata dai fascisti perché si svolgeva nella Torino capitale d’Italia nel 1863 e satireggiava l’ambiente ministeriale, la sua corruzione e i suoi pettegolezzi. La Torino ottocentesca, così com’era rimasta fino ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, viene ricostruita in studio e i personaggi sono tutti piemontesi con la sola, notevolissima, eccezione di Alberto Sordi che faceva la parte di Barbarotti, un personaggio umile, un piccolo sottoposto, e fu molto bravo. Sordi, in realtà, si diverte a basare la sua interpretazione proprio su Soldati che, secondo l’attore romano, era proprio Barbarotti. Da come parlava e come si incazzava, Barbarotti in tutto e per tutto. Dissero che avevo fatto una grande interpretazione ma io, in realtà, non avevo fatto proprio niente, me ne ero stato lì ad osservare Soldati, mi ero ispirato a lui e lo avevo rifatto sullo schermo. 

     

    Le miserie del signor TravetSia come sia, il regista rimase molto affezionato al film: fu il mio Roma, città aperta: ne sono molto fiero, soprattutto perché ho potuto fare una cosa che i fascisti mi avevano proibito. Travet e Roma, città aperta furono girati contemporaneamente; avevamo le stesse difficoltà per trovare la pellicola, della Dupont ormai vecchia, e dovevamo supplicare gli alleati per averla. Subito dopo, nel rapido risvegliarsi dei ritmi produttivi, Soldati si mantiene per un poco nel solco del film in costume con produzioni importanti e costose come Eugenia Grandet (1947), da Balzac e con un terzo ed ultimo adattamento da Fogazzaro, Daniele Cortis (1947) per poi tentare di sfuggire alla letteratura con un film di ambientazione contemporanea scritto assieme a Ennio Flaiano, Emilio Cecchi e Cesare Pavese. Parliamo di Fuga in Francia (1948), in cui Folco Lulli è un ex gerarca fascista che cerca di sfuggire alle rappresaglie del dopoguerra aggregandosi a un trio di operai che stanno tentando di emigrare oltralpe clandestinamente.

     

    Fuga in Francia

    Fuga in Francia – fotobusta

    La combinazione di due temi così importanti non indebolisce la tenuta drammatica del film che, tuttavia, all’epoca è forse troppo lontano dai generi cui Soldati viene associato da critica e pubblico e non riscuote il successo sperato. Qualcuno lo definisce addirittura un tentativo di cronaca frustrato dalla mancanza di ispirazione e dal continuo intervento della retorica letteraria e ci vorranno decenni per una seria rivalutazione critica. Nel frattempo, il regista si è rivolto verso una produzione più commerciale realizzando commedie come Quel bandito sono io (1950, da una commedia di Peppino De Filippo ma realizzato in coproduzione con la Gran Bretagna e con un cast che include la futura Miss Marple Margaret Rutherford), avventure di cappa e spada di ispirazione più o meno storica (fra cui Donne e briganti, 1950, con Amedeo Nazzari nel ruolo di Fra Diavolo) o apertamente salgariana (e vale la pena di citare I Jolanda, la figlia del corsaro nerotre corsari, del 1952, e Jolanda, la figlia del corsaro nero del 1953). Ormai Soldati si ritiene, cinematograficamente parlando, soprattutto un artigiano versatile e senza trasporto nè snobismi, al punto di non disdegnare due ingaggi come regista della seconda unità per altrettante coproduzioni internazionali girate in Italia, il Guerra e pace (1956) diretto da King Vidor e prodotto da Ponti e De Laurentiis e addirittura Ben Hur (1959) di William Wyler: è vero che si tratta di film di visibilità planetaria ma che un regista così affermato si presti a parteciparvi in ruoli così di secondo piano è fenomeno più unico che raro.

     

    Oltre a La provinciale (1953), tratto da un racconto di Moravia  e interpretato da Gina Lollobrigida nel ruolo di una sorta di Madame Bovary all’italiana, l’unico altro film di Soldati che meriti qualche riga è anche il suo ultimo lungometraggio, Policarpo, ufficiale di scrittura (1959), commedia arricchita da un uso intelligente e raffinato del colore (grazie anche alle scenografie di Flavio Mogherini e ai costumi di Piero Tosi), interpretata da comici di razza come Renato Rascel e Peppino De Filippo. Il film è vicino alle atmosfere del Signor Travet – una satira maliziosa della borghesia nella Roma umbertina – ma segna anche l’addio di Soldati al cinema: da ora in poi, il regista si ritira finalmente nell’ombra, lasciando in primo piano lo scrittore e, dopo alcune fortunate esperienze (Viaggio nella valle del Po, alla ricerca dei cibi genuini, nella stagione 1957-58, seguito da Chi legge? nel 1960, insieme a Zavattini), l’autore e conduttore televisivo. 

    Policarpo ufficiale di scrittura
    Proprio come assaggio di quest’ultima incarnazione di una personalità poliedrica ed elegantemente estroversa Rai Movie propone, per introdurre l’ultima parte di questo corposo omaggio, il breve documentario Orta mia (1960), esempio breve di come il Soldati televisivo si mettesse brillantemente in scena in prima persona trasformandosi con successo da narratore dietro le quinte a personaggio. A questo frammento, disponibile anche direttamente nel video alla fine di questo paragrafo, seguono infine come extra di lusso ben quattro titoli diretti rispettivamente dal “maestro” Mario Camerini, dal collega e collaboratore dei primi tempi Renato Castellani e, infine, da Franco Giraldi: perché se Soldati aveva deciso di essere, prima di tutto, uno scrittore, ci è parso giusto ricordarlo anche solo come sceneggiatore e soggettista. (albertofarina)

     

    I film di Mario Soldati previsti in rassegna:

     

    11 agosto – Due milioni per un sorriso (1939)
    12 agosto – Dora Nelson (1940)
    13 agosto – Piccolo mondo antico (1941)
    14 agosto – Tragica notte (1942)
    15 agosto – Malombra (1942)
    16 agosto – Quartieri alti (1945)
    17 agosto – Le miserie del signor Travet (1945)
    18 agosto – Fuga in Francia (1948)
    19 agosto – Quel bandito sono io (1950)
    20 agosto – Donne e briganti (1950)
    21 agosto – I tre corsari  (1952)
    22 agosto – Jolanda la figlia del corsaro nero (1953)
    23 agosto – Questa è la vita (1954, episodio Il ventaglino)
    24 agosto – Policarpo ufficiale di scrittura (1959)
    25 agosto – Orta mia (1960, cortometraggio)
                        Una romantica avventura (di Mario Camerini, solo co-sc)
    26 agosto – Un colpo di pistola (1942, di Renato Castellani, solo co-sc)
    27 agosto – Mio figlio professore (1946, di Renato Castellani, solo attore)
    28 agosto – La giacca verde (1979, TV movie di Franco Giraldi, solo soggetto)

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