Rai Movie

  • Gillo-PontecorvoMercoledì 28 gennaio alle 22.50 va in onda la seconda puntata di Movie.SpecialDi scena è Marco Pontecorvo, direttore della fotografia e regista cinematografico e televisivo (Pa-ra-da, Ragion di Stato) che sfoglia con noi l’album dei ricordi in un percorso sentimentale nella vita artistica e privata del padre Gillo.

     

    Si racconta dello straordinario intreccio tra impegno politico e leggerezza di questo ex partigiano ed ex tennista, straordinario interprete del cinema italiano dello scorso secolo, dei suoi progetti mai realizzati, e dell’aver passato oltre venticinque anni della sua vita non più “dietro” ma “a fianco” della macchina da presa nelle vesti di direttore del festival di Venezia e infaticabile combattente di battaglie culturali e sociali. Il ricordo è arricchito da un viaggio nei luoghi privati della vita del regista, dove Francesca Fialdini incontra Giuliano Montaldo, che racconta alcuni dei momenti più singolari della sua amicizia, durata una vita, con Gillo Pontecorvo.

     

    Mercoledì 28 gennaio alle 22.50 va in onda la seconda puntata di Movie.Special, il mensile di Rai Movie scritto da Serafino Murri per la regia di Monica Gambino, dedicato al rapporto tra i nuovi cineasti e i loro padri elettivi o reali, artisti del cinema che sono stati fonte d’ispirazione per il lavoro e l’immaginario della nuova generazione.

  • Good_art_02Germania, 1933. Il professore John Halder vive una vita tranquilla accanto alla moglie, i due figli e la madre anziana. E’ un uomo perbene, ma il suo atteggiamento moderato nei confronti della propaganda nazista finisce per fargli accettare una serie di compromessi morali destinati a distruggere la sua umanità e compassione.

     

    Vincente Amorim, austriaco di nascita e brasiliano di adozione, non è interessato a spiegare la Storia né tantomeno a riassumerla in termini didascalici. Goodispirato dall’omonima pièce teatrale di C.P. Taylorporta con sé un’esposizione dei fatti che non offre interpretazioni. Amorim si interroga su cosa sia stato per la Germania l’avvento del totalitarismo nazista e il suo evolversi, provando a smontare la convinzione diffusa che i tedeschi “comuni” non potevano sapere e nemmeno immaginare l’orrore e la follia che dilagavano nel loro paese. Al centro del suo film c’è, infatti, un individuo perfettamente inserito nella società, che affoga nella banalità del male.

     

    Un cittadino tedesco abituato a fare cose buone e giuste: accudire una madre sempre troppo malata, amare una moglie con disturbi emotivi, cucinare per i suoi bambini, formare i suoi studenti, bere birre e mangiare cheese cake col suo migliore amico (ebreo), ascoltare i Lieder di Mahler. Un tedesco che legge, ascolta e frequenta gli ebrei e la loro cultura almeno fino a quando il grande dittatore non impone di bruciare i loro libri, dimenticare la loro musica, distruggere la loro vita. È a quel punto che il professor Halder si scopre debole, schiacciato da forze e lusinghe che lo sovrastano e in cui la distinzione tra bene e male tende a perdere ogni nettezza.

     

    Good è la storia di un uomo normale raccontata dal suo punto di vista, cercando di comprendere e rappresentare la trasformazione radicale che lo condurrà alla scalata della gerarchia hitleriana e alla conseguente perdita della sua centralità etica. Una riflessione sulle dinamiche di persuasione occulta utilizzate dal nazismo per penetrare all’interno del tessuto sociale tedesco negli otto anni compresi fra l’ascesa al potere di Hitler e l’edificazione dei campi di sterminio. Presentato in anteprima al Toronto International Film Festival 2008. Una candidatura ai London Critics Circle Film Awards 2010: miglior attore non protagonista inglese dell’anno (Jason Isaacs). Una candidatura al Festival Internazionale del Film di Roma 2008: Marco Aurelio d’Oro (Vicente Amorim).

     

    Martedì 27 alle 23.15 Giornata della Memoria

    Good: L’indifferenza del bene (Good)  di Vicente Amorim (UK/Germania, 2008)

    con Viggo Mortensen, Jason Isaacs, Jodie Whittaker

     

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    terminator_artStati Uniti, 1984. Un cyborg dalle fattezze umane deve uccidere il futuro capo della resistenza contro il dominio robotico post-nucleare.

    Il 25 gennaio 1985, trent’anni fa, usciva in Italia Terminator, primo capitolo di una saga epocale, destinata a svilupparsi negli anni futuri seguendo una timeline assai contorta nella franchise costituita da Terminator 2Il giorno del giudizio (1991), Terminator 3 – Le macchine ribelli (2003), Terminator Salvation (2009) e l’imminente Terminator: Genisys (2015).

     

    Affermazione globale per Arnold Schwarzenegger dopo i fortunati capitoli della serie Conan, e trampolino di lancio altrettanto felice per uno dei registi-simbolo del blockbuster contemporaneo, il canadese James Cameron.
    the-terminator_artIl film rappresenta il punto di non ritorno del cinema cyberpunk, ispirazione per videogiochi, fumetti e parodie in cui il confine tra uomo e macchina, sebbene in perenne lotta, si fa sempre più sottile.
    Sette candidature e tre vittorie ai Saturn Awards 1985: miglior film di science fiction, migliore sceneggiatura (James Cameron, Gale Anne Hurd), miglior make-up (Stan Winston). Una vittoria al Festival del Cinema Fantastico di Avoriaz 1985: Gran Premio alla regìa (James Cameron).

     

     

    Sabato 24 gennaio alle 23.35 ripropone,  a trentanni di distanza dall’uscita nelle sale italiane, Terminator di James Cameron (USA/UK, 1984) con Arnold Schwarzenegger, Linda Hamilton, Michael Biehn

  • La notte della vigilia, dopo aver cenato e scartato i regali, Rai Movie vi propone una super notte Cult a base di Rock&Roll: si parte all’1.20 con Shine a Light, il tributo di Martin Scorsese ai Rolling Stones e si prosegue alle 3.25 con Nashville, film Cult pluripremiato, diretto da Robert Altman.

     

    ShineALight

    I Rolling Stones

    Mercoledì 24 alle ore 1.20 Notte Cult
    Shine A Light

    di Martin Scorsese (Gran Bretagna, 2008)
    con Mick Jagger, Keith Richards, Ron Wood, Charlie Watts

    I Rolling Stones come nessuno li aveva mai visti. Per filmare il concerto che si è tenuto al famoso Beacon Theater di New York nell’autunno del 2006 e catturare l’energia di una band leggendaria, Martin Scorsese ha riunito una troupe di cineasti altrettanto leggendaria. Famoso anche per la sua passione per il rock, Scorsese ha saputo raccontare lo spirito di Jagger, Richards, Wood e Watts, attraverso le immagini e le interviste di repertorio, dagli anni ’60 in poi, ma soprattutto attraverso la musica, quella di ieri suonata oggi, che ha lasciato il segno in più di una generazione.

     

     

    Nashville_locMercoledi’ 24 alle 03.25 Notte Cult

    Nashville (Nashville)

    di Robert Altman (USA, 1975)

    con Keith Carradine, Geraldine Chaplin, Lily Tomlin

     

    Nashville, Tennessee. Nel corso di cinque giorni la citta’ statunitense patria del Country ospita una campagna politica per il Replacement Party e il suo candidato Hal Philip Walker. Le vite di celebrita’ e gente comune si incrociano e sovrappongono: la giornalista Opal e’ impegnata nella redazione di un documentario per la BBC, la superstar Haven Hamilton registra un inno patriottico per commemorare il Bicentenario e il solitario Kenny si aggira nei paraggi nascondendo ai presenti le sue vere intenzioni. Qualcosa di drammatico sta per accadere, e il senso di questa tragedia e’ destinato a risuonare nella dimensione corale e contraddittoria della comunita’.

     

    Con Nashville, Robert Altman anticipa l’interesse verso il mondo delle sottoculture insulari e specifiche del decennio a venire affrontando la creazione del consenso elettorale e la sua manipolazione per mezzo della tradizione popolare, nella fattispecie la musica Country & Western prodotta e commercializzata nella città-mecca del titolo. E’ un tema svolto senza distacco, calato in un contesto drammaturgico di tipo totalmente immersivo e compartecipato. La forza del film e’ nel suo disporsi organicamente nella trama del desiderio, abbandonando lo spettatore a se stesso.

     

    Nashville_art

    Keith Carradine

    Il cast di Nashville e’ un vero crogiuolo di talenti, scelti con gusto ricercato. Innanzitutto si segnala la cantautrice Ronee Blakley la cui carriera era partita nel 1972 con un album omonimo uscito per la Elektra e si rafforza di li’ a poco attraverso la partecipazione alla serie di concerti itineranti condotti da Bob Dylan sotto il banner della cosiddetta Rolling Thunder Revue. Blakley indossa i panni della country star in crisi Barbara Jean, e uno dei brani da lei interpretati, Dues, proviene proprio dal suo disco di esordio. Altro ruolo chiave di Nashville e’ affidato a Keith Carradine, cowboy semi-hippy spregiudicato e cornificatore il cui brano I’m Easy segna un momento importante nella storyline e nella cultura pop di allora. Poi c’e’ Lily Tomlin, sorta di centro morale nel marasma, in una parte drammatica di finissima cesellatura. Il resto degli attori e’ un who’s who del periodo: Barbara Harris, Karen Black, Henry Gibson, Geraldine Chaplin, Ned Beatty, Shelley Duvall, Scott Glenn, Keenan Wynn, Elliott Gould. Ricordiamo inoltre la presenza di alcuni musicisti autoctoni di immenso calibro come Vassar Clements e Merle Kilgore.

     

    RoneeBlakley__

    La cover del disco d’esordio di Ronee Blakley

    Altman, gia’ impegnato da tempo in un concetto di messa in scena realista in cui la falsificazione del dialogo teatrale viene soppiantata dall’alea del discorso casuale, applica tale modalita’ a una struttura narrativa fondata su storyline multiple destinate alla mutua intersecazione. Il modello, divenuto convenzionale trent’anni piu’ tardi nella sua versione piu’ hollywoodiana, e’ solo una delle tante prerogative di quest’opera assai particolare, consegnato alla mensola dei capolavori ma raramente frequentato. Distribuito nelle sale italiane privo di doppiaggio, Nashville esporta verso il grande pubblico la prassi festivaliera della sottotitolazione, generando in tal modo la consapevolezza del cinema d’autore quale articolo da preservare ed esperire nella sua interezza. E’ l’ultimo sommovimento della nuova Hollywood, prima dell’avvento del block-buster annunciato da Lo squalo e da Guerre stellari. L’arrangiatore Richard Baskin e’ tornato a collaborare con Keith Carradine, Robert Altman e Geraldine Chaplin nel film del 1976 Welcome To Los Angeles di Alan Rudolph.

     

    Rai Movie presenta Nashville in una nuovissima edizione rimasterizzata, con formato 16:9 anamorfico, aspect-ratio originale Panavision 1:2.35 e audio inglese sottotitolato.

     

    Keith Carradine

    Keith Carradine

    Una vittoria ai David di Donatello 1976: miglior film straniero (Robert Altman). Cinque candidature e una vittoria agli Oscar 1976: migliore canzone originale (Keith Carradine per “I’m Easy”). Undici candidature e una vittoria ai Golden Globe 1976: migliore canzone originale tratta da un film (Keith Carradine per “I’m Easy”). Cinque candidature e una vittoria ai BAFTA Awards 1976: migliore colonna sonora (William A. Sawyer, James E. Webb, Chris McLaughlin, Richard Portman). Una candidatura ai Premi César 1976: miglior film straniero (Robert Altman). Una candidatura ai Nastri d’Argento 1976: regista del miglior film straniero (Robert Altman). Una candidatura ai Grammy Awards 1976: migliore album di colonna sonora scritta per un film (Keith Carradine, Ronee Blakley, Richard Baskin, Ben Raleigh, Richard Reicheg, Henry Gibson, Karen Black). Molti altri premi e riconoscimenti internazionali.

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