Rai Movie

  • 24 Luglio
    ore 17:27

    Ingmar Bergman: notti d’estate

    Ingmar BergmanConsiderato uno dei più grandi registi di tutti i tempi, Ingmar Bergman è negli anni riuscito più di altri a raccontare il rapporto dell’uomo moderno con la divinità e con i propri turbamenti interiori, la follia, l’infanzia, il desiderio, diventando uno dei punti di riferimento di tutta quella tradizione che si discosta dalla semplice illustrazione, per sondare davvero le potenzialità descrittive e narrative del cinema inteso come strumento di riflessione.

    Rai Movie dedica a Ingmar Bergman  la terza serata del venerdi fino a ferragosto, ripercorrendone parte della filmografia con alcuni dei suoi film più importanti, finalmente restaurati e riproposti in 16/9.

    Si comincia venerdi 4 luglio con la magnifica allegoria medievale de Il settimo sigillo per poi passare la settimana successiva a Il posto delle fragole, forse il suo film più noto, che, attraverso i ricordi dell’anziano professor Borg, affronta il rapporto dell’uomo con la propria fine.

    IB

    Il regista svedese

    Venerdi 18 è invece in programma La fontana della vergine, concepito come una lunga ballata, con dialoghi rarefatti e una narrazione interamente affidata alle immagini. Fu il suo primo Oscar e ottenne un grande successo internazionale. Chiude la programmazione di luglio Come in uno specchio, suo secondo Oscar, e anche il film che inaugura, insieme a Luci d’inverno e Il silenzio, la cosiddetta ‘trilogia sul Silenzio di Dio‘.

    Persona apre la programmazione di agosto. Per molti il suo capolavoro, di certo il suo film più sperimentale e metaforico, in cui il livello onirico e quello realista si fondono in uno stile che utilizza perfettamente il bianco e nero di Sven Nykvist e l’impostazione teatrale della recitazione.
    Sussurri e grida e Sinfonia d’autunno, rispettivamente l’8 e il 15 agosto, chiudono questo lungo omaggio, raccontando ancora una volta la capacità di Bergman di descrivere le insidie dei sentimenti e dei rapporti umani con due film che sondano, senza alcuna concessione, il lato oscuro degli affetti familiari.

  • LouisMalleLouis Malle, celebrato regista emerso qualche mese in anticipo sulla Nouvelle Vague ma di essa comunque protagonista, esordì ventitreenne al fianco del  film maker  oceanologo Jacques Cousteau, girando la maggior parte delle riprese subacquee del suo lungometraggio premio Oscar  Il mondo del silenzio, nel 1956. Tornato al documentario nel 1962, Malle ha da quel momento vissuto un’esistenza parallela alternandosi fra le molteplici direttrici della propria narratologia immaginaria e la spinta a voler raccontare il mondo con i modi della non-fiction.

     

    Per tutta l’estate, Rai Movie presenta al pubblico il corpus dei documentari realizzati da questo autore incredibilmente versatile e assetato di cambiamento. Partiamo dall’ipercinetico  Viva il tour  del 1962, realizzato con il contributo del grande cameraman Ghislain Cloquet e il commento musicale di Georges Delerue per poi avventurarci su altre visioni della contemporaneità francese, dalla dialettica produzione-consumo esaminata in  Umano troppo umano  al lirismo surrealista del reportage urbano-confessionale  Piazza della repubblica.

     

    PlacedelaRepublique

    Piazza della Repubblica

     

    Con la serie in sette puntate  L’India fantasma, realizzata nel 1968, Malle esplora invece una dimensione speculare a quella della borghesia in rivolta nelle piazze cittadine, soddisfando la brama di ‘vero’ in un  travelogue  transcontinentale progettato ed attuato seguendo i paradigmi del  direct cinema:  improvvisazione totale, troupe minimale, nessuna pre-organizzazione degli elementi narrativi. E’ il suo film più amato e importante, commissionato dal Ministero degli Affari Esteri e successivamente tramutatosi in un oggetto autofinanziato, girato su 16mm con il solo ausilio del cineoperatore Étienne Becker e dell’ingegnere del suono in presa diretta Jean-Claude Laureux. Istintuale, urgente, ma a suo modo riflessivo  L’India fantasma  trova un contrappunto in  Calcutta, pezzo singolo sulla capitale del Bengala assemblato dalla mole imponente di materiale raccolto nei soggiorni indiani del periodo, volto al disvelamento talvolta brutale dei temi di povertà, emarginazione e ineguaglianza irrisolti e compenetrati nella vita giornaliera della metropoli indiana.

     

    Il giro del mondo di questo regista, sempre tenacemente personale e incisivo nelle scelte degli argomenti, si compie con due titoli prodotti durante la sua lunga permanenza statunitense. God’s Country  è un’immersione nel  midwest   americano sovvenzionata nel 1979 dalla rete pubblica PBS e nata dal progetto poi abbandonato di un inchiesta sugli  shopping mall.  Malle fa ritorno sui luoghi delle riprese – la cittadina di Glencoe nel Minnesota – sei anni più tardi e trova un paese inginocchiato nella recessione dei reaganomics.  …E la ricerca della felicità  è infine un lungometraggio ordinato dall’emittente via cavo HBO nel 1980 per celebrare il centenario della Statua della Libertà. L’approccio al tema dell’immigrazione si fonda non tanto sulla sua esperienza storica quanto sull’oggi e le condizioni dei soggetti coinvolti. E’ un appressamento per la prima volta programmatico, scaturito da un percorso pianificato all’interno delle diverse comunità etniche componenti la materia del racconto.

     

    Vive-le-tour

    Viva il Tour

    Domenica 13 luglio alle 01.11 Movie.doc

    Viva il Tour (Vive le tour)

    di Louis Malle (Francia, 1962)

    con Jean Bobet (narratore)

     

    humain_trop_humain_

    Umano troppo umano

    Domenica 20 luglio alle 03.00 Movie.doc

    Umano troppo umano (Humain, trop humain)

    di Louis Malle, René Vautier (Francia, 1973)

     

    Domenica 27 luglio alle 01.20 Movie.doc

    Piazza della repubblica (Place de la République)

    di Louis Malle (Francia, 1974)

     

    L'India-fantasma

    L’india fantasma

    Domenica 3 agosto alle 02.10 Movie.doc

    L’India fantasma (L’Inde fantôme: Reflexions sur un voyage)

    Episodio 1 – La macchina da presa impossibile (La caméra impossibile)

    Episodio 2 – Cose viste a Madras (Choses vues à Madras)

    di Louis Malle (Francia, 1969)

     

    Mercoledì 6 agosto alle 00.05 Movie.doc

    L’India fantasma (L’Inde fantôme: Reflexions sur un voyage)

    Episodio 3 – Gli indiani e il sacro (Les Indiens et le sacré)

    Episodio 4 – Sogno e realtà (Rêve et réalité)

    di Louis Malle (Francia, 1969)

     

    Domenica 10 agosto alle 01.00 circa  Movie.doc

    L’India fantasma (L’Inde fantôme: Reflexions sur un voyage)

    Episodio 5 – Uno sguardo sulle caste (Regard sur les castes)

    Episodio 6 – Ai margini dell’India (En marge de l’Inde)

    di Louis Malle (Francia, 1969)

     

    Mercoledì 13 agosto alle 00.00 circa Movie.doc

    L’India fantasma (L’Inde fantôme: Reflexions sur un voyage)

    Episodio 7 – Bombay (Bombay)

    di Louis Malle (Francia, 1969)

     

    Calcutta

    Calcutta

    Domenica 17 agosto alle 01.00 circa Movie.doc

    Calcutta (Calcutta)

    di Louis Malle (Francia, 1969)

     

    God's-Country

    God’s Country

    Mercoledì 20 agosto alle 00.00 circa Movie.doc

    God’s Country (God’s Country)

    di Louis Malle (USA, 1985)

     

    Domenica 24 agosto alle 01.00 circa Movie.doc

    …e la ricerca della felicita’ (…And the Pursuit of Happiness)

    di Louis Malle (USA, 1986)

    con Franklin Chang-Diaz, Anastasio Samosa Portocarrero, Derek Walcott

  • Nashville_locLunedi’ 14 alle 02.20 Notte Cult

    Nashville (Nashville)

    di Robert Altman (US, 1975)

    con Keith Carradine, Geraldine Chaplin, Lily Tomlin

     

    Nashville, Tennessee. Nel corso di cinque giorni la citta’ statunitense patria del Country ospita una campagna politica per il Replacement Party e il suo candidato Hal Philip Walker. Le vite di celebrita’ e gente comune si incrociano e sovrappongono: la giornalista Opal e’ impegnata nella redazione di un documentario per la BBC, la superstar Haven Hamilton registra un inno patriottico per commemorare il Bicentenario e il solitario Kenny si aggira nei paraggi nascondendo ai presenti le sue vere intenzioni. Qualcosa di drammatico sta per accadere, e il senso di questa tragedia e’ destinato a risuonare nella dimensione corale e contraddittoria della comunita’.

     

    Con  Nashville, Robert Altman anticipa l’interesse verso il mondo delle sottoculture insulari e specifiche del decennio a venire affrontando la creazione del consenso elettorale e la sua manipolazione per mezzo della tradizione popolare, nella fattispecie la musica Country & Western prodotta e commercializzata nella città-mecca del titolo. E’ un tema svolto senza distacco, calato in un contesto drammaturgico di tipo totalmente immersivo e compartecipato. La forza del film e’ nel suo disporsi organicamente nella trama del desiderio, abbandonando lo spettatore a se stesso.

     

    Nashville_art

    Keith Carradine

    Il cast di  Nashville  e’ un vero crogiuolo di talenti, scelti con gusto ricercato. Innanzitutto si segnala la cantautrice Ronee Blakley la cui carriera era partita nel 1972 con un album omonimo uscito per la Elektra e si rafforza di li’ a poco attraverso la partecipazione alla serie di concerti itineranti condotti da Bob Dylan sotto il banner della cosiddetta  Rolling Thunder Revue.  Blakley indossa i panni della country star in crisi Barbara Jean, e uno dei brani da lei interpretati,  Dues, proviene proprio dal suo disco di esordio. Altro ruolo chiave di  Nashville  e’ affidato a Keith Carradine, cowboy semi-hippy spregiudicato e cornificatore il cui brano  I’m Easy  segna un momento importante nella storyline e nella cultura  pop  di allora. Poi c’e’ Lily Tomlin, sorta di centro morale nel marasma, in una parte drammatica di finissima cesellatura. Il resto degli attori e’ un who’s who del periodo: Barbara Harris, Karen Black, Henry Gibson, Geraldine Chaplin, Ned Beatty, Shelley Duvall, Scott Glenn, Keenan Wynn, Elliott Gould. Ricordiamo inoltre la presenza di alcuni musicisti autoctoni di immenso calibro come Vassar Clements e Merle Kilgore.

     

    RoneeBlakley__

    La cover del disco d’esordio di Ronee Blakley

    Altman, gia’ impegnato da tempo in un concetto di messa in scena realista in cui la falsificazione del dialogo teatrale viene soppiantata dall’alea del discorso casuale, applica tale modalita’ a una struttura narrativa fondata su storyline multiple destinate alla mutua intersecazione. Il modello, divenuto convenzionale trent’anni piu’ tardi nella sua versione piu’ hollywoodiana, e’ solo una delle tante prerogative di quest’opera assai particolare, consegnato alla mensola dei capolavori ma raramente frequentato. Distribuito nelle sale italiane privo di doppiaggio,  Nashville  esporta verso il grande pubblico la prassi festivaliera della sottotitolazione, generando in tal modo la consapevolezza del cinema d’autore quale articolo da preservare ed esperire nella sua interezza. E’ l’ultimo sommovimento della nuova Hollywood, prima dell’avvento del  block-buster  annunciato da  Lo squalo  e da  Guerre stellari.  L’arrangiatore Richard Baskin e’ tornato a collaborare con Keith Carradine, Robert Altman e Geraldine Chaplin nel film del 1976  Welcome To Los Angeles  di Alan Rudolph.

     

    Rai Movie presenta  Nashville  in una nuovissima edizione rimasterizzata, con formato 16:9 anamorfico, aspect-ratio originale Panavision 1:2.35 e audio inglese sottotitolato.

     

    Keith Carradine

    Keith Carradine

    Una vittoria ai David di Donatello 1976: miglior film straniero (Robert Altman). Cinque candidature e una vittoria agli Oscar 1976: migliore canzone originale (Keith Carradine per “I’m Easy”). Undici candidature e una vittoria ai Golden Globe 1976: migliore canzone originale tratta da un film (Keith Carradine per “I’m Easy”). Cinque candidature e una vittoria ai BAFTA Awards 1976: migliore colonna sonora (William A. Sawyer, James E. Webb, Chris McLaughlin, Richard Portman). Una candidatura ai Premi César 1976: miglior film straniero (Robert Altman). Una candidatura ai Nastri d’Argento 1976: regista del miglior film straniero (Robert Altman). Una candidatura ai Grammy Awards 1976: migliore album di colonna sonora scritta per un film (Keith Carradine, Ronee Blakley, Richard Baskin, Ben Raleigh, Richard Reicheg, Henry Gibson, Karen Black). Molti altri premi e riconoscimenti internazionali.

  • beatles_50th_In occasione del 50° anniversario dell’uscita di A Hard Day’s Night,  film ma anche album colonna sonora del lungometraggio, Rai Movie dedica ai Beatles due appuntamenti: domenica 6 luglio all’1.25, con il documentario di Les Krantz  The Beatles – Fifty Fabulous Years, mercoledì 9 luglio alle 2.30, con lo splendido LennonNYC di Michael Epstein.

     

    Il primo, The Beatles – Fifty Fabulous Years, uscito insieme a un picture book di Robert Rodriguez – autore omonimo del regista americano – e diretto da Les Ktrantz, è un documentario che ripercorre le tappe del quartetto di Liverpool: dai primi successi documentati dalle immagini in bianco e nero, alle fan in delirio per ogni uscita del gruppo, fino al film per la televisione A Magical Mistery Tour. The Beatles – Fifty Fabulous Years è un viaggio a ritroso nel tempo che include  momenti meno noti della vita dei Beatles, raccontando l’evoluzione musicale e personale dei membri del quartetto, anche in relazione al periodo storico e sociale in cui avvenne.

     

    LennonNYC

    John Lennon

    Il secondo, LennonNYC, è il bellissmo racconto dell’esperienza newyorkese di John Lennon, la città che lo accolse e lo vide rinascere dopo la separazione dai Beatles. Siamo negli anni ’80 e, dopo essersi lasciato alle spalle musica, fama e successo, Lennon ritorna in studio di registrazione per quello che sarebbe diventato Double Fantasy. Dopo 5 lunghi e difficili anni in cui, pur avendo recuperato la libertà di un’esistenza normale lontano dagli isterismi dei fan, aveva subito il controllo persecutorio dell’FBI, i diciotto mesi lontano da Yoko Ono e l’alcolismo – periodo che definì il suo ‘Lost Weekend’ -  quando entra in studio di registrazione John Lennon è un uomo felice. Sean è appena nato, Yoko è di nuovo la sua donna e conduce una vita nuova all’insegna di semplici gioie quotidiane, come i piaceri della neo paternità. Attraverso testimonianze e registrazioni inedite, il regista candidato all’Oscar Michael Epstein ci restituisce un ritratto commovente di uno degli artisti più influenti del ventesimo secolo.

     

     

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