Rai Movie

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    Dallas, Texas, 1985: l’elettricista Ron Woodrof ama le donne, l’alcool, i rodeo e odia chiunque sia diverso da lui. Poi, un giorno, scopre di essere positivo all’AIDS e di avere solo 30 giorni da vivere. Chiunque si arrenderebbe, ma non Ron che decide di garantire a chiunque sia nelle sue stesse condizioni l’accesso ai medicinali più efficaci contro l’HIV e fonda un Buyers Club, gruppo d’acquisto dei farmaci che importa illegalmente negli Stati Uniti perché non approvati dal Ministero della Salute americano. Lo sostiene nell’impresa Rayon, un tossico transessuale e sieropositivo, con cui Ron, dopo l’iniziale rifiuto, stringe un legame d’amicizia molto profondo.

     

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    Jared Leto

    Ispirato a fatti realmente accaduti durante gli anni ottanta e tratto da una sceneggiatura rimbalzata per anni tra i vari produttori hollywoodiani, il film del canadese Jean-Marc Vallée affronta il racconto dell’AIDS (tema ancora tabù per il cinema americano) senza idealizzare i propri personaggi o cedere alla retorica e agli stereotipi, grazie a una sceneggiatura che dosa sapientemente dramma e intrattenimento, ritratto d’ambiente e film di denuncia. Il tutto in soli 25 giorni di riprese e un budget ristrettissimo, cosa che non gli ha impedito di vincere tre premi Oscar nel 2014.

     

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    Jennifer Garner

    Matthew McConaughey si carica sulle spalle l’intera pellicola, anche produttivamente parlando, restituendo un’interpretazione straordinaria non solo per l’evidente trasformazione fisica cui l’attore si è sottoposto (perdendo più di 20 chili), ma soprattutto per la capacità di restituire tutte le sfumature di un uomo duro e testardo, a tratti perfino odioso, che lentamente cambia il suo modo di vivere e vedere il mondo. Una prestazione per cui l’attore texano è stato premiato con un meritatissimo Oscar, riconoscimento che è andato anche all’altra star del film, Jared Leto, interprete camaleontico che qui veste i panni sgargianti di Rayon e con la sua performance incarna la controparte del protagonista in modo talmente naturale e commovente da aggiungere spessore al personaggio di McConaughey. A bilanciare i rapporti tra i due coprotagonisti c’è la dottoressa Jennifer Garner che, comprendendo la battaglia di Ron e apprezzandone la tenacia, se ne fa portavoce presso le istituzioni sanitarie.

     

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    di Jean-Marc Vallée (USA, 2013)

    con Matthew McConaughey, Jared Leto, Jennifer Garner

    Sei candidature agli Oscar 2014 e tre vittorie: miglior attore protagonista (Matthew McConaughey), miglior attore non protagonista (Jared Leto), miglior make-up e hair- styling (Adruitha Lee e Robin Mathews). Vincitore di 2 Golden Globe 2014. Premio per la Migliore Interpretazione Maschile a Matthew McConaughey, Premio BNL del Pubblico per il Miglior Film, Premio Farfalla D’oro-Agiscuola e Premio AIC Miglior Fotografia alla VIII Edizione del Festival Internazionale del Film Di Roma (2013).

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    Marco Müller e Anna Foglietta.

    Alla cerimonia di premiazione, presentata dal direttore artistico del Festival  Marco Müller e dalla madrina Anna Foglietta sono stati assegnati i seguenti premi:

    Premio Prospettive DOC

     

    Menzione speciale a Fuoristrada di Elisa Amoruso
    Miglior documentario italiano a Dal profondo di Valentina Pedicini

     

    Premio per la miglior opera prima e seconda

     

    Miglior produttori opera prima a Jean Denise La Dinahet e Sebastien Msika  per il film Il Sud è niente

    Miglior opera seconda a Scott Cooper per Out in the Furnace

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  • In concorso

     

    DBC_blog

    Matthew McConaughey e Jared Leto.

    Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée (USA, 2013) 1985. Elettricista-cowboy dedito a donne, alcool e droghe, scopre di essere sieropositivo. Nonostante la profonda omofobia, trova sostegno in un transessuale e trasforma gli ultimi 30 giorni di vita in sette anni di lotta contro le case farmaceutiche, che impediscono l’approvazione di terapie alternative per l’AIDS negli Stati Uniti. Storia vera con gli indimenticabili Matthew McConaughey e Jared Leto.

     

    Manto Acuifero di Michael Rowe (Messico, 2013) Una bambina cerca di reagire alla separazione dei genitori e alle attenzioni superficiali della madre, incapace di cogliere la realtà, coltivando il proprio sogno di calore familiare. Ma l’assenza distrugge ogni cosa, anche la capacità di discernere il bene dal male. Ottima regia che racconta e svela i sentimenti infantili. Bravissima l’attrice bambina, Zaili Sofia Macias Galvan.

     

    Entre Nos di Paulo Morelli e Pedro Morelli (Brasile, 2013) Storia di amicizia, di sogni e di amori giovanili. Ma è con la vita adulta che si scopre chi, quei valori, li ha vissuti e rispettati nel tempo. Drama-noir costruito intorno a un gruppo di personaggi ben delineati e caratterizzati.

     

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    Joaquim Phoenix

    Her di Spike Jonze (USA, 2013) Racconto moderno di solitudini contemporanee. Un futuro lontano, eppure così vicino da poterlo scorgere  dietro l’angolo. Ironico, profondo, autocritico e sincero, è un film che (re)inventa il domani, dalla moda ai videogiochi, dal lavoro alla tecnologia. Joaquim Phoenix nel personaggio della sua vita. Scarlett Johannson riempie lo schermo, anche solo con la voce.

     

    A vida invisivel di Vitor Goncalves (Portogallo, 2013) Un film sull’immobilità, più che sulla morte. Espressione di un cinema portoghese in grandi difficoltà, non solo di mezzi ma anche di idee.

     

    Out of The Furnace di Scott Cooper (USA, 2013) Cast all-star per una storia già vista. Frustrazione, violenza, vendetta, dolore e vite schiacciate dalla ‘fornace’, la fabbrica che rappresenta l’unica risorsa di un piccolo sobborgo tra le montagne. Il ‘buono’ viene messo a dura prova per tutto il film, ma la reazione deve essere sempre la stessa? Christian Bale nel ruolo a lui consono del buono che subisce, Casey Affleck intenso e Woody Harrelson nei panni davvero convincenti del cattivo. Unica perplessità: è davvero credibile lasciare Christian Bale per mettersi con il più affidabile Forest Whitaker? Zoe Saldana sembra avere qualche dubbio, anche lei.

     

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    Christian Bale e Sam Shepard

    Sorrow and Joy di Nils Malmros (Danimarca, 2013) La storia vera del regista la cui moglie, affetta da bipolarismo, uccise la figlioletta di nove mesi. Film durissimo che mette in scena il dramma di una coppia e di una società, quella danese, in cui l’infanticidio ha un’unica possibile soluzione: il suicidio della madre assassina. Ultimo film per il regista che, con amore incondizionato, è riuscito a salvare  la moglie condividendone e assumendosi responsabilità e sensi di colpa.

     

    Blue Sky Bones di Cui Jian (Cina, 2013)  Attraverso flashback e scene del presente il regista racconta la storia di una famiglia cinese dalla rivoluzione culturale a oggi. Un padre spia, una madre cantante e un figlio hacker che tenta di ricostruire la storia del padre, che si scopre affetto da un tumore. Trama interessante sulla carta, ma un pasticcio sullo schermo.

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  • 15 novembre
    ore 18:49

    Roma Daily #7

    anna-foglietta

    Anna Foglietta madrina della cerimonia di chiusura dell’VIII edizione del RomaCinemaFest.

    Alle 22.45 ultimo appuntamento con Roma Daily, prima della cerimonia di premiazione che si svolgerà domani pomeriggio, sabato 16 novembre, e che potrete vedere in diretta su Rai Movie dalle 18.45, con Livio Beshir pronto per intervistare i protagonisti sul Red Carpet.
    Ospiti di Marco Liorni, il direttore artistico Marco Müller e la madrina della cerimonia di chiusura Anna Foglietta, per commentare insieme questa VIII edizione del Festival.

     

    Spazio anche agli ultimi film in concorso presentati oggi: Another Me di Isabel Coixet con Sophie Turner, Rhys Ifans e Jonathan Rys Meyers e The Mole Song Undercover Agent Raiji di Takashi Miike, il maestro del gore-horror giapponese. Sul Red Carpet Isabel Coixet e l’attrice Sophie Turner per rispondere alle domande di Livio Beshir, al quale spettano anche i saluti finali insieme a Johnny Palomba.

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