Rai Movie

  • Mario Soldati regista

    Mario Soldati dietro la macchina da presa

    Dopo la rassegna dedicata ad Alberto Lattuada, Rai Movie prosegue sulla linea della riscoperta estiva di classici dimenticati del cinema italiano con un significativo omaggio a Mario Soldati, un altro regista di cui oggi si parla poco, soprattutto se si pensa alla copiosità della sua produzione. Ma è vero che di questo parziale oblio lo stesso Soldati è stato in qualche modo corresponsabile, ritirandosi relativamente presto dalla regia cinematografica per privilegiare la propria attività di scrittore affiancandola a quella di autore (e conduttore) televisivo.

     

    Nella presentazione dell’omaggio in due notti che a Soldati, a ridosso della scomparsa, dedicò Fuori Orario, Enrico Ghezzi ne raccontava il cinema sottolineando come fosse frutto di un curioso equilibrio fra cura e distacco, fra eleganza e noncuranza. Un cinema quasi per caso: capace di essere dovunque, di essere a casa in tutti i generi, dal noir al dramma in costume al melodramma al filone picaresco all’avventuroso al comico, c’è davvero tutto nel cinema di Soldati. Mai con un’intensità assoluta (…) come se ci fosse una sorta di pudore/incapacità di marcare con uno stile.

     

    E forse non è per caso che una parte così importante della sua produzione cinematografica sia costituita da adattamenti letterari: perché il Soldati regista si dissimula volentieri dietro agli autori al cui servizio mette la sua regia, come se il rispetto del romanzo originario diventasse la maschera dietro a cui l’autore cinematografico si sente libero di esprimersi senza compromettersi mantenendo sempre (e torniamo a usare le parole di Ghezzi) il disincanto dello scrittore, dell’autore, del letterato, dell’uomo di cultura, di chi non vuole bere e non vuole farsi bere dal cinema. Perché il cinema, per alcuni intellettuali di quella generazione, era ancora una sorta di arte minore da nobilitare, quando possibile, attingendo alla letteratura e cercando di reinventarne la complessità linguistica con una cura dell’impianto visivo che porta dritti al formalismo senza tuttavia abbandonare la vocazione popolare del mezzo – seguendo modelli stranieri che a partire dal 1938 cominciavano a rarefarsi a causa dei provvedimenti monopolistici progressivamente introdotti dal regime fascista.

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  • 5 marzo
    ore 14:36

    Omaggio a Pasolini

    Oggi, 5 marzo, Pier Paolo Pasolini avrebbe compiuto 91 anni. Uno dei più grandi intellettuali italiani del XX secolo, insostituibile pensatore della società contemporanea, romanziere, poeta e regista.
    Per ricordarlo, Rai Movie propone in terza serata, alle 00.50, il film che ne segnò l’esordio dietro la macchina da presa, il capolavoro Accattone, prosecuzione ideale delle sue opere letterarie incentrate sui ragazzi di borgata.
    Attraverso la storia di Vittorio, soprannominato “accattone” per uno stile di vita disordinato e miserabile, Pasolini traccia un quadro clinico e disilluso della situazione sottoproletaria dell’Italia degli anni Sessanta. Facile immaginarsi le contestazioni che il film subì all’epoca dell’uscita: fischiatissimo alla Mostra del Cinema di Venezia del 1961, duramente aggredito alla prima romana, dove un gruppo di giovani neofascisti lanciò sullo schermo boccette di inchiostro e finocchi, infine sequestrato dalla censura e ritirato dalle sale.
    Oggi è considerato tra le testimonianze più alte e preziose del nostro cinema. Memorabile l’interpretazione di Franco Citti (doppiato da Paolo Ferrari), così come l’utilizzo simbolico di Bach nella colonna sonora. (giuseppe d’errico)

  • Guarda la fotogallery dedicata a Emidio Greco

    Emidio Greco ©foto Massimiliano Cilli

    Il prossimo 22 febbraio, a due mesi dalla sua scomparsa, Rai Movie ricorda Emidio Greco con una lunga programmazione a lui dedicata.

    Saldamente ancorato nella fase iniziale alla nouvelle vague – fin dal suo saggio di diploma conseguito al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma – il suo cinema ha percorso, incontrato e contaminato itinerari contigui alla letteratura (quella classica di Borges, Bioy Casares, Blixen, Sciascia, Lucentini) e alle arti visive (soprattutto la grande stagione “concettuale” dei Pistoletto e dei Boetti). La sua opera ha prodotto un punto di vista nuovo e diverso, non convenzionale, un cinema consapevole di costruire un punto di vista che, oltre che a  sviluppare uno sguardo nuovo sviluppava una nuova visione, una sorta di altro occhio di Polifemo.

    Il suo è un cinema colto e politico, non militante: semmai c’è un uso politico del cinema d’autore. Un cinema che, scardinando metaforicamente la banalità della visione, si pone come obiettivo il superamento della realtà e non è un caso che il gioco della rappresentazione, presente in tutti i suoi film, sia stata la struttura portante sia narrativa che iconografica. Il suo è un cinema che nasce in fase di scrittura. È qui, nel modo di pensare e fare cinema che incontriamo la sorgente della rappresentazione infinita come ne L’invenzione di Morel piuttosto che nel gioco seduttivo del vero e del falso in Ehrengard; o ancora nella rappresentazione della cultura mafiosa in chiave metafisica e non storica in Una storia semplice, fino al suo ultimo film Notizie degli scavi dove, in un intervista di Andrea Cortellessa, tenne a precisare: «Non bisogna confondere il disincanto col disimpegno. Niente nichilismo e niente soggettivismo gratuito, grazie. Giorno dopo giorno – proprio perché nulla è in sé deciso – dobbiamo decidere della nostra esistenza».

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  • 4 dicembre
    ore 18:24

    I mille volti del cinema italiano

    In questi anni il Cinema Italiano Contemporaneo, a dispetto di alcune posizioni assunte dalla stampa nostrana, mostra una salute creativa inedita e, per molti versi, insperata. Dopo la flessione degli anni Ottanta e la rinascita della fine del secolo scorso, presenta oggi una maturità che, specie all’estero, viene recepita come un punto di forza capace di diffondere un’idea di cinema esportabile e internazionale.
    I premi ricevuti nel 2008 a Cannes dai film di Garrone (Gran Premio della giuria per Gomorra, in onda martedì 11) e Sorrentino (Il Divo, Premio della Giuria) il premio come miglior attore vinto da Elio Germano per La nostra vita (in onda martedi 1 gennaio), la vittoria a Berlino nel 2012 dei Fratelli Taviani per Cesare deve morire o il Premio del Pubblico per Diaz di Daniele Vicari, sono solo le punte di un iceberg costituito da film la cui qualità media è andata crescendo negli anni e la cui forza risiede nella capacità di ridisegnare alcune traettorie narrative e in parte l’immaginario condiviso.
    Per testimoniare tale fermento e per restituire al cinema nostrano degli ultimi anni un posto in primo piano, Rai Movie da martedì 4 dicembre propone al proprio pubblico un primo ciclo di film in prima serata che rappresentano, ognuno a suo modo, le direzioni possibili di un cinema capace di rinnovarsi in continuazione.
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